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Nightlife #134 Andrea Ricci
Carmen Consoli feat. Mahmood – La terra di Hamdis
Disco Ora a mezzogiorno, 18, mezzanotte e 6
Carmen Consoli torna con un progetto tanto ambizioso quanto coerente: il 3 ottobre è uscito Amuri Luci, primo capitolo di una trilogia che esplorerà le tre anime che hanno definito la sua carriera: quella mediterranea, quella rock e quella più intimamente cantautorale.
Un percorso pensato per scomporre e ricomporre il suo universo sonoro, scandagliando la lingua, la memoria, l’identità e la responsabilità di chi racconta storie attraverso la musica.
La trilogia si annuncia come un mosaico di visioni autonome ma interconnesse, un modo per restituire al pubblico l’essenza di un’artista capace di rinnovarsi senza mai tradire se stessa. “Amuri Luci”, pubblicato da Narciso Records/Warner Music, rappresenta la prima tappa di questo viaggio: un disco che affonda nelle radici linguistiche e culturali della Sicilia, ma che parla al mondo intero.
In Amuri Luci Carmen Consoli sceglie di cantare quasi interamente in siciliano, ma non per nostalgia. La sua lingua madre diventa strumento di resistenza e verità, una chiave per raccontare una terra che non è solo geografia, ma crocevia di civiltà, stratificazioni linguistiche e dialogo tra culture. Scherza dicendoci che tanto non la passerebbero comunque in radio, tanto vale fare qualcosa che sente suo.
Il siciliano, contaminato da influssi arabi, latini e greci, restituisce una Sicilia polifonica, in cui il passato dialoga costantemente con il presente. Le parole diventano suono, il suono diventa narrazione. Amuri Luci non è un disco etnico, ma un atto politico e poetico che intreccia il locale e l’universale.
Il titolo racchiude il senso dell’opera: l’amore come luce, come forza che illumina, consola e denuncia. È un disco che parla di sentimenti, ma anche di giustizia, memoria, migrazione, guerra e libertà. Ogni canzone è un frammento di un grande racconto collettivo: un canto di umanità che attraversa epoche e voci.
Con “La Terra di Hamdis”, impreziosita dalla collaborazione con Mahmood, Carmen mette in scena uno dei momenti più intensi del disco. Il brano si ispira ai versi del poeta siculo-arabo Ibn Hamdis, costretto all’esilio dopo la conquista normanna dell’XI secolo. Ne nasce una riflessione sulla migrazione, sulla perdita e sul legame con la propria terra, in cui la voce di Mahmood porta un eco contemporaneo. È un dialogo tra generazioni, tra due artisti che condividono una mediterraneità inquieta e identitaria. Quando Mahmood canta “vento, porta via questo pianto”, sembra invocare una tregua universale. Impossibile non pensare a Gaza. Carmen risponde con una forza quieta: la musica diventa un mare comune, dove si incontrano lingue e destini.
Ventu, sciogghi ‘u chiantu
Stutalu stu ‘nfernu e fai chioviri
Paroli di pace
Poi fatti urraganu
Spazza ‘u Diu Dinaru e l’eserciti
Di diavuli armati
Curri, ventu
Sciamma ‘u nìuru di ‘stu cielu
Vento, sciogli il pianto
Spegni questo inferno e fa che piovano
Parole di pace
Poi diventa uragano
Travolgi il dio Denaro e gli eserciti
Degli infami in armi
Corri vento
E sciogli la tenebra di questo cielo
Scritto da: Radio Zena
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