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Disco Ora

Pink Floyd – One of These Days

today9 Giugno 2026 400

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I Pink Floyd aprono il viaggio con One of These Days: un riff di basso ipnotico che sembra uscire dalla nebbia, un mostro strumentale che non smette mai di inseguirti. Benvenuti nella settimana di 8-Tracks.

Pink Floyd – One of These Days

Disco Ora dell’1, delle 9 e delle 17 da lunedì 8 a domenica 14 giugno 2026


Questa settimana Radio Zena apre le porte a 8-Tracks, la nuova raccolta dei Pink Floyd curata e remixata da Steven Wilson: otto brani scelti tra i più iconici della band, uno per ogni fascia oraria del ciclo quotidiano. Un’occasione per riattraversare la loro discografia con orecchie nuove — e One of These Days è il pezzo che dà il via a tutto, all’una di notte, con la forza di chi non chiede il permesso.

C’è un basso che inizia piano, quasi in sordina, come se stesse aspettando che tu abbassi la guardia. Poi arriva il secondo basso, in stereo pieno, e il pavimento inizia a tremare sotto i piedi. One of These Days non ti chiede il permesso: ti prende per il bavero e ti trascina dentro un universo sonoro che, più di cinquant’anni dopo la sua nascita, conserva intatta tutta la sua forza bruta e visionaria.

Il brano apparve per la prima volta su Meddle, pubblicato nel 1971, e fu subito chiaro che si trattava di qualcosa di diverso rispetto a tutto ciò che i Pink Floyd avevano fatto fino a quel momento. Niente voce, quasi niente melodia nel senso tradizionale: solo ritmo, textures e tensione. Roger Waters e Nick Mason suonano entrambi il basso, creando un intreccio che si muove in modo sinistro e implacabile. Le chitarre di David Gilmour e le tastiere di Richard Wright completano il quadro con inserti taglienti e improvvisi, mentre la voce che spezza il silenzio a metà brano — “One of these days I’m going to cut you into little pieces” — è affidata, sorprendentemente, proprio a Mason, elaborata fino a sembrare la voce di un’entità meccanica e minacciosa.

One of These Days è diventata nel tempo uno dei brani dal vivo più potenti del repertorio della band. La capacità di trascinare il pubblico in una sorta di trance collettiva, costruita su dinamiche crescenti e su un climax che sembra non finire mai, l’ha resa un pezzo fondamentale di ogni concerto.

Steven Wilson — musicista britannico noto per la sua ossessione per il suono audiofilo, per i Porcupine Tree e per anni di lavoro sui mix di classici del rock progressivo — ha costruito 8-Tracks come un percorso di riscoperta: otto finestre sullo stesso universo, ognuna con una luce diversa. Su One of These Days, quella luce è cupa e tagliente come dovrebbe essere.

I Pink Floyd si formano a Londra nella seconda metà degli anni Sessanta, con Syd Barrett come leader visionario e instabile. Dopo la sua uscita di scena, la band trova un equilibrio straordinario tra Waters, Gilmour, Wright e Mason, costruendo un catalogo che va da The Dark Side of the Moon — uno degli album più venduti della storia — fino a The Wall e The Final Cut. La loro musica non è mai stata soltanto rock: è architettura sonora, cinema per le orecchie, psicologia messa in forma di accordi.

One of These Days è il lato oscuro e meccanico di questa architettura. Non è bella, non vuole esserlo: è potente, sinistra, e ha quell’energia sorda di chi ha qualcosa da dimostrare. Un brano che non lascia indifferenti, mai.


Scritto da: amministratore

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