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Pink Floyd – Another Brick in the Wall, Pt. 2

today9 Giugno 2026 385

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Another Brick in the Wall Pt. 2 è la rivolta in quattro quarti: bambini che cantano “we don’t need no education” e un sistema che crolla pezzo per pezzo. Uno dei brani più riconoscibili — e più necessari — di sempre.

Pink Floyd – Another Brick in the Wall, Pt. 2

Disco Ora delle 4, di mezzogiorno e delle 20 da lunedì 8 a domenica 14 giugno 2026


We don’t need no education.” Quattro parole — grammaticalmente sbagliate per scelta, provocatoriamente infantili per costruzione — che hanno attraversato decenni e continenti diventando uno degli slogan involontari più potenti del rock. Another Brick in the Wall, Pt. 2 è il brano che Radio Zena propone alle quattro, a mezzogiorno e alle otto di sera nell’ambito della settimana dedicata a 8-Tracks: la raccolta con cui Steven Wilson ha selezionato e rimixato otto momenti chiave del catalogo dei Pink Floyd, appena uscita e già motivo sufficiente per riattraversare tutto dall’inizio.

Pubblicata su The Wall nel 1979 come singolo e come parte del doppio album concept che Roger Waters aveva costruito attorno alla figura di un musicista rock alienato e autodistruttivo, Another Brick in the Wall, Pt. 2 è il secondo di tre movimenti dedicati al tema del muro — metafora dell’isolamento emotivo, del condizionamento sociale, del lento processo con cui un individuo si chiude al mondo. Questa sezione, la più danzabile e la più diretta, prende di mira il sistema educativo: la sua rigidità, la sua violenza silenziosa, la sua capacità di spegnere l’individualità.

La trovata più memorabile è l’utilizzo del coro di bambini veri: studenti di una scuola di Islington, a Londra, reclutati per registrare la parte vocale che dà al brano il suo carattere inconfondibile. Quelle voci reali, con il loro accento operaio londinese, trasformano la critica astratta in qualcosa di fisico e immediato.

La struttura musicale è insolita per i Pink Floyd del 1979: il produttore Bob Ezrin spinge verso qualcosa di più ritmato, con una base disco-funky che avrebbe fatto storcere il naso ai puristi del prog ma che si è rivelata la scelta giusta per portare il messaggio fuori dai confini del pubblico già convinto. L’assolo di David Gilmour — uno dei più apprezzati della sua carriera — chiude il brano con quella firma inconfondibile che mescola velocità e malinconia.

In Sudafrica, durante l’apartheid, il brano venne bandito dalla radio di stato per il suo contenuto ritenuto sovversivo. In molti paesi divenne colonna sonora di proteste studentesche. Difficile pensare a un altro brano rock che abbia avuto un impatto politico così diretto e documentato.

Another Brick in the Wall, Pt. 2 è uno di quei brani che non hanno bisogno di contesto per colpire. Bastano quei quattro quarti, quelle voci di bambini, e un muro che — mattone dopo mattone — non smette mai di alzarsi.


Scritto da: amministratore

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