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    Nightlife #157 Andrea Ricci

Disco Ora

Placebo – 36 Degrees (RE:CREATED VERSION)

today25 Giugno 2026 418

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I Placebo tornano sui propri passi con 36 Degrees, rivissuta nella sua RE:CREATED VERSION: trent’anni dopo, la stessa ambiguità seducente, lo stesso brivido sulla pelle. Un disco intero rifatto da capo, senza perdere un grammo della sua urgenza originale.

Placebo – 36 Degrees (RE:CREATED VERSION)
Disco Ora delle 7, delle 13, delle 19 e dell’1 da lunedì 22 a domenica 28 giugno 2026


Trent’anni sono un numero strano da maneggiare quando si parla di un disco che, ancora oggi, suona come una provocazione fresca di stampa. I Placebo hanno deciso di festeggiare il trentesimo anniversario del loro album d’esordio omonimo nel modo più radicale possibile: non con un semplice remaster, ma con un vero e proprio “director’s cut”, Placebo RE:CREATED, uscito il 19 giugno scorso. Brian Molko e Stefan Olsdal sono tornati sulle tracce originali del 1996 e le hanno riattraversate alla luce di tre decenni di concerti, di mutazioni live, di una voce e di un sound che nel tempo si sono affilati. 36 Degrees, nella sua RE:CREATED VERSION, è uno dei momenti più rivelatori di questa operazione.

Il titolo del brano è un gioco di parole tutto interno al modo di dire inglese cold blooded — sangue freddo — partendo dal fatto che la temperatura corporea media umana è di 37 gradi, non 36. Quel grado di differenza è la chiave di tutto: Molko ha raccontato che la canzone nasce da un’ossessione per la texture della pelle e per il calore di un altro corpo, e che in origine pensava addirittura di intitolare l’intero album Body Politic. Il testo si muove in un territorio ambiguo — orientamento sessuale, desiderio, morte — lasciato volutamente aperto, capace di generare letture diverse senza mai sciogliersi in una sola direzione. È esattamente quel tipo di ambivalenza, fisica e quasi disturbante, che ha reso i Placebo una delle voci più originali e indecifrabili del rock alternativo britannico degli anni Novanta.

L’album Placebo, registrato a Dublino e Londra nel 1996 sotto la produzione di Brad Wood, arrivò in un momento in cui la scena Britpop dominava le classifiche con la sua euforia melodica — e i Placebo si infilarono di lato, con un suono più nervoso, glam, ambiguo, fatto di chitarre ronzanti e linee di basso pesanti. Brani come Nancy Boy li portarono al numero 4 della classifica singoli britannica, ma fu l’insieme del disco — la sua energia di outsider, la sua fragilità esibita senza vergogna — a renderlo un punto di riferimento per chi si sentiva fuori posto ovunque.

Brian Molko, voce e chitarra, e Stefan Olsdal, bassista, si conobbero in un collegio a Sigtuna, in Svezia, e formarono inizialmente un duo lo-fi chiamato Ashtray Heart, suonando strumenti giocattolo per bambini. La storia dei Placebo è cresciuta da lì fino a diventare una delle vicende più interessanti del rock alternativo europeo, capace di attraversare decadi senza perdere mordente.

36 Degrees (RE:CREATED VERSION) arriva oggi con la stessa domanda aperta di sempre, ma con una voce che ha trent’anni di vita in più sulle spalle — e si sente. Quel grado di differenza, alla fine, fa tutta la differenza.


Scritto da: amministratore

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